Pensioni riforma: ritorna la legge Fornero

Il governo sta facendo abbastanza per aiutare i nostri pensionati ad avere uno stile di vita dignitoso? Perché dal 2023 si ritornerà alla legge Fornero? Quali sono i programmi dei partiti politici per aiutare i pensionati? Scopriamolo insieme e scopriamo anche la nostra opinione sulle iniziative del governo nei confronti dei pensionati.

Pensioni riforma: ritorna la legge Fornero dopo la crisi del governo e l’addio di Draghi. Dal 2023 sarà necessario avere 67 anni di età per dire addio al lavoro e ricevere l’assegno. Ecco i motivi di questa scelta. Esaminiamo insieme i programmi e gli interventi dei partiti politici. Scopriamo i dettagli e la nostra opinione: la politica sta facendo abbastanza per i nostri pensionati? Ecco cosa ne pensiamo noi.

Pensioni riforma: dopo la caduta del governo si torna alla legge Fornero e frena la riforma del sistema. Ecco tutti i dettagli e le nostra opinione sull’intervento della politica nei confronti dei pensionati.

Per ricevere la pensione dal 2023 sarà nuovamente obbligatorio avere 67 anni. Ecco perché si tornerà alla legge Fornero.

Pensioni, ecco perché tornerà la legge Fornero
Per mesi le forze politiche hanno parlato di riforma del sistema pensionistico, ma alla fine si ritornerà alla legge Fornero, dopo la scadenza della Quota 102, il 31 dicembre del 2022.

Insomma, la caduta del governo ha franato per l’ennesima volta la tanto attesa riforma.

Con le bollette sempre più care e i costi dei beni di prima necessità in aumento, le pensioni dovrebbero aumentare di circa il 7%: è abbastanza secondo voi?

Pensioni, le proposte dei partiti

Ricordiamo che attualmente con la Quota 102 il riconoscimento della pensione avviene a 64 anni dopo 38 anni di contributi. La Quota 102 scadrà il 31 dicembre del 2022 e si ritornerà alla legge Fornero.

Ovviamente l’obiettivo dei partiti è quello di lasciarsi alle spalle la riforma Fornero, e ogni schieramento è pronto a presentare il proprio progetto in vista delle elezioni del 25 settembre.

Da questo punto di vista la Lega presenta nel suo programma il progetto della “Quota 41“ che prevedere la pensione anticipata con 41 anni di contributi.

Inoltre, ogni figlio permetterebbe alla mamma di andare in pensione a “Quota 38”, abbassando così gli anni dei contributi necessari per andare in pensione.

I programmi pensionistici della Lega prevedono anche un assegno di vecchiaia a favore delle donne di 63 anni che hanno raggiunto 20 anni di contributi e il riconoscimento di una pensione minima da 1.000 euro ai giovani.

Il programma pensionistico di Silvio Berlusconi prevede di aumentare le pensioni minime per 13 mensilità a 1.000 euro al mese.

Infine secondo i progetti pensionistici del Movimento 5 Stelle, il partito appoggia le idee del direttore dell’INPS Pasquale Tridico, a supporto di una riforma che permetta l’addio al lavoro a 63 anni di età o 64 di età, in previsione di una rivalutazione dell’importo dell’assegno o di penalità.

Pensioni: la nostra opinione sugli interventi della politica
Anche in questo caso nessun partito politico ci sembra abbastanza convincente. L’aumento dei costi in bolletta, l’aumento di tutti i prezzi dei beni di prima necessità richiedono interventi maggiori sulle pensioni, diretti ad aumenti più considerevoli che permettano agli anziani di fronteggiare le spese e avere uno stile di vita più che dignitoso, perché chi ha passato la propria vita a lavorare e pagare tasse ha più che diritto a uno stile di vita molto più che dignitoso, proprio come lo stile di vita riconosciuto alle stesse persone che ci governano e che ci danno ordini su cosa dobbiamo o non dobbiamo pagare.
Inoltre è fondamentale abbassare l’età per avere diritto alla pensione. Insomma, siamo stufi di piccoli aumenti concessi come una grazia, siamo stufi che ad alcune persone venga concesso uno stile di vita migliore rispetto ad altre, siamo stufi di aspettare un cambiamento in meglio per tutti i cittadini senza distinzioni, un cambiamento tanto atteso ma che non arriva mai, siamo stufi di essere tassati su ogni cosa e controllati su ogni minimo guadagno, come se dovessimo lavorare e vivere solo per pagare le imposte!
Insomma, secondo noi le uniche ‘riforme’ a cui stiamo assistendo non sono dirette ad aiutare i pensionati, ma solo ad aumentare come sempre costi, prezzi e controlli a favore dei potenti e dei fisco, e a discapito di chi ha sempre lavorato onestamente. 
Voi siete d’accordo con noi? Cosa ne pensate? Commentate e fateci sapere la vostra opinione! Fatevi sentire, perché abbiamo bisogno di far sentire la voce delle famiglie al governo!   

Seguimi su TikTokInstagramFacebook e YouTube

Aiutaci a crescere e iscriviti al sito gratis: https://tenacemente.com/iscriviti/

Fonte articolo: Google News

Foto di MART PRODUCTION da Pexels

SCRIVI IL TUO COMMENTO QUI